Ritmo

Le forme di musica più antiche sono senz'altro legate al ritmo (bastoni e pietre sono i primi strumenti a disposizione dell'essere umano), mentre il creare melodie (dapprima vocalmente e poi con strumenti) si ha in una fase successiva e l'armonia è, dei tre elementi base della musica, di gran lunga la più giovane.

Possiamo intuire che essendo praticato da più tempo, l'aspetto ritmico della musica è quello che coinvolge maggiormente l'istinto, seguito dalla melodia e infine, molto staccata, dall'armonia.

La maggiore attitudine verso certi aspetti ritmici di alcune popolazioni (naturalmente ci sono anche molti luoghi comuni in merito) è un'ulteriore conferma di quanto appena detto.

Venendo alle nostre esperienze personali, a tutti sarà capitato di conoscere qualcuno particolarmente dotato sotto quest’aspetto, la classica persona che anche solo con due accordi o battendo su qualcosa riesce a trasmettere molta energia.

E' meno probabile invece che senza un adeguato studio si possano ottenere buoni risultati armonici (tranne che in alcuni casi, sicuramente rari), mentre la melodia si colloca a metà strada (possiamo diventare bravi cantanti anche senza studi particolari, ma l'approfondimento è ancora legato alla conoscenza armonica).

In ogni caso, con un lavoro mirato e ben programmato, i risultati ottenuti anche da chi non si ritiene "molto portato" saranno ottimi e, a volte, sorprendenti.

Lo strumento indispensabile per correggere o migliorare il nostro rapporto con il "tempo" (non meteorologico!) è il metronomo, che ai giorni nostri è sostituito con grandi vantaggi dal computer.

In ogni caso, l'importante è abituarsi a eseguire sin dall'inizio tutti i nostri esercizi di tecnica con un riferimento di tempo preciso, che ci consenta di correggere i nostri difetti e ci prepari a suonare con gli altri (augurandoci che abbiano fatto lo stesso).

In linea teorica la lettura non sarebbe strettamente indispensabile per diventare buoni musicisti (con una memoria ben allenata basterebbe apprendere dai dischi), ma in realtà il vantaggio che si ottiene accedendo a un linguaggio comune è troppo grande per permettersi il lusso di rinunciarvi.

La lettura ritmica è la prima e la più urgente da affrontare e ci offre anche il vantaggio di assimilare direttamente con lo strumento (che useremo sin dall'inizio consentendoci di fare contemporaneamente tecnica) un gran numero di variazioni che entreranno in modo consapevole a far parte del nostro bagaglio.

Le variazioni ritmiche applicate ai vari esercizi di tecnica faranno sì che le stesse melodie assumano nuovo significato aumentando enormemente le nostre possibilità.

Lo studio degli accenti nelle varie collocazioni dei tempi binari e ternari modificheranno ulteriormente l'effetto dell'esercizio accrescendo il nostro controllo.

Infine, le possibilità poliritmiche di vario genere arriveranno a rendere quasi irriconoscibili e difficilmente prevedibili melodie altrimenti scontate e banali.

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ChitarraJazz.it di William Tononi – I-25040 Monticelli Brusati (BS)

 

 

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